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Brevi Cenni Storici

Le più antiche tracce umane sul territorio civatese risalgono all’età del rame, con la presenza di insediamenti umani presso il cosiddetto Buco della sabbia, caverna funeraria con resti d’ossa, utensili e graffiti. In ogni caso il vero e proprio inizio dell’insediamento di Civate è da attribuire a un gruppo di guerrieri-agricoltori Celti, che ai piedi del Cornizzolo, nella zona odierna della frazione Tozio, pose lo stanziamento primitivo.

Successivamente, quando i romani si impadronirono della Gallia Cisalpina (196 a.C.), anche il territorio civatese fu soggetto all’opera di riorganizzazione militare-difensiva a cui furono sottoposti i territori collinari e della pianura, per creare una protezione in previsione di eventuali incursioni o invasioni provenienti dalle Alpi. Il passaggio obbligato all’incrocio con la via proveniente da Aquileia, assegnò la denominazione di Clavis (chiave) alla località, per indicarne la necessità del transito.

Furono, poi, i Longobardi a variare la voce latina in Clavate (col suffisso –ate già presente in epoca etrusca), da cui Ciavate o Ciauate per arrivare all’odierna Civate. Ciò che importa, comunque, è che i romani, presenti con forze massicce nel castello di Lecco, fossero anche stanziati nel punto chiave di passaggio, laddove sorgevano il ponte sul Rio Torto e un piccolo luogo di culto, denominato la Santa, dove oggi sorge l’oratorio dei Santi Nazaro e Celso.

Nel 456, alla caduta dell’Impero romano, i Goti assunsero il dominio sui territori della penisola italica: anche sul nostro territorio sono rimaste tracce (Buco della sabbia) visibili del loro passaggio, in particolare sul monte Barro, dove oggi i resti di una fortezza testimoniano la volontà di aumentare il controllo sulla zona del passaggio obbligato della Santa. In seguito, i Longobardi ebbero un ruolo decisivo nella storia di Civate, non solo a livello militare, ma anche per fattori di carattere religioso e culturale, dal momento che, durante l’ultima parte del loro regno, sorgerà il monastero di San Pietro al Monte.

Tutti i documenti che ricordano la fondazione del monastero pedemontano rimarcano la sua origine longobarda, affidandone l’idea della realizzazione a Desiderio, l’ultimo re dei Longobardi.La storia di Civate sarà per secoli indissolubilmente legata alle vicende del monastero, ai rapporti con gli abati, l’Impero germanico e gli arcivescovi milanesi. In particolare allo scoppio del conflitto tra Milano e l’imperatore Federico Barbarossa, l’allora abate di Civate, Algiso, si schierò dalla parte del Barbarossa offrendo un appoggio sicuramente non solo spirituale. Distrutta Milano nel 1162, Federico concesse ad Algiso, suo fedelissimo, il diploma che confermava i possessi dell’abbazia civatese.

L’illusione di aver ottenuto libertà e indipendenza fu, però, di breve durata perché poco tempo dopo l’Arcivescovo milanese reclamò e ottenne l’autorità sul monastero e i suoi beni. Nel 1470 moriva l’ultimo benedettino rimasto. I monaci tornarono a Civate solo nel 1566 quando l’allora abate commendatario Niccolò Sfondrati, futuro papa Gregorio XIV, convinse gli Olivetani ad abitare il monastero, dando alla fede nuovo fervore. Nel 1571 venne a Civate il Cardinale Carlo Borromeo in visita pastorale. Sotto il suo pontificato si pose la questione della nomina di un parroco scelto tra il clero secolare e del rito romano, con cui da sempre si celebrava a Civate.


L'attuale Giunta

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Assessore: Scola Simone
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